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Domanda posta da: Alessio Cioli
Gentile Andrea Conti,
mi chiamo Alessio Cioli e sono un giovane fotoamatore (può vedere www.flickr.com/alessiocioli87) e girovagando in rete mi sono imbattuto nel suo articolo (datato 13 ottobre 2010) sul senso della fotografia analogica. Le scrivo questa e-mail perché sono rimasto impressionato, nel senso che nel citato articolo lei affronta delle questioni che mi stavo ponendo in questi giorni io stesso. Nella mia pur limitata esperienza anch’io mi sono ritrovato ad usare diapositive (Velvia 50 e Velvia 100) e un po’ di bianco e nero, scoprendo di essere capace di tirar fuori foto che mi danno soddisfazione. A questo punto, però, sono a un bivio; la fotografia analogica, come lei sosteneva nell’articolo, impone delle scelte, impone di pensare prima al risultato che si vuole ottenere. Dunque, com’è che ci si organizza il lavoro, magari con un solo corpo macchina buono? Si programma prima un tema su cui lavorare e, quindi, si seleziona il rotolino adatto? In questo caso si rinuncia a fare foto ad alcuni soggetti che, magari si incontrano “en-passant” (Esempio: ho provato a fare un reportage in bn passeggiando sui miei monti e ho rinunciato a fare una foto macro ad un bel fiorellino selvatico) Oppure è meglio montare moderne pellicole tutto-fare, all’occorrenza da digitalizzare in bianco e nero? … Nonostante mi senta un po’ un dinosauro in confronto con i colleghi che hanno a disposizione ottime macchine digitali e che dicono di poter scattare in qualsiasi situazione!
…e mi sembra che non debba essere necessario spendere migliaia di euro per un corpo macchina digitale: la pellicola ha ancora molto da dire: qual è il modo migliore per darle voce?
Ringraziandola per la sua gentilezza e disponibilità, cordialmente …
Risposta:
Buongiorno Alessio, la ringrazio per il passaggio sul mio sito e per la lettura dei miei articoli.
Inizio dal fondo della sua email, per confermarle che non occorre affatto spendere migliaia di euro in attrezzature digitali (che diventano subito obsolete) per scattare immagini splendide, basta ad es. che lei compri il National Geographic e ne sfogli le pagine, fino a pochi anni fa era scattato interamente in analogico su diapositiva, ed ancora oggi lo è in gran parte.
Non si dovrebbe comunque contrapporre il digitale all’analogico, sono due mondi e due filosofie differenti, ognuna con un ben determinato ambito di utilizzo. Con il digitale si può ormai fare tutto quello che si fa con la pellicola, a volte anche meglio, ma questo non significa che l’analogico sia roba da dinosauri, non meno di quanto lo sia scegliere di andar per mare in barca a vela anzichè in motoscafo. Allo stesso modo, per il mio lavoro di matrimonialista io uso il digitale, ma per il resto uso ancora l’analogico.
Per venire ai suoi quesiti, sono costretto a condensare il discorso, perchè si potrebbe scrivere un libro intero sull’argomento; in ogni caso, la pellicola impone una disciplina e delle scelte sul tipo di immagini che si andranno a realizzare, perchè non si può pensare di coprire ogni possibile situazione che potrebbe presentarsi. Tra l’altro, è il fotografo che dovrebbe interpretare un luogo o situazione in base al suo stile, ad esempio decidendo prima di scattare se vuole produrre delle immagini a colori pulite e nitide, oppure magari un bianconero sporco e granoso.
Per aumentare la versatilità io sono abituato ad uscire sempre con due corpi, anche in digitale. In analogico li carico con differenti sensibilità, in digitale con due focali differenti. Però non si può pensare di uscire portandosi dietro due corpi per le diapositive, uno o due per il bianconero, il 300, il 105 macro, il supergrandangolo, … etc etc, non è realistico. Tra l’altro, mischiare colore e bianconero in una singola uscita fotografica è sconsigliabile, perchè si utilizzano approcci differenti durante lo scatto e si finisce sempre per sbagliarsi.
Ritorna allora il discorso delle scelte e della disciplina, specialmente se lei ha un solo corpo macchina. La scelta della pellicola non è poi così difficile, e con una Velvia 100 su un corpo ed una Provia 400f sull’altro, con un paio di ottiche luminose, si scattano tutte le foto che si vogliono, anche utilizzando un corpo macchina di trenta anni. Ad es. nel 2006 sono stato 15 giorni alle Seychelles, ho scelto di portare 25 rulli di Velvia, una manciata di Provia 400, ottiche luminose, una Nikon F100, ed ho fatto tutte le fotografie che ho voluto. Ovvio che può capitare lo scatto in cui ci voleva magari la data pellicola ed il dato obiettivo, che ovviamente abbiamo lasciato a casa, ma questo succede anche con il digitale. Tenga conto che maestri della fotografia moderna del calibro di Steve McCurry o David Alan Harvey (solo per citarne due) escono con un solo corpo macchina ed un paio di ottiche fisse, un solo tipo di pellicola, e tirano fuori dei capolavori. Con un solo corpo è fondamentale usare l’estrattore, un accessorio che le consente di cambiare pellicola senza perdere le foto; ad es, se inizia a fare buio si può togliere la 50 ISO e montare una 400 ISO.
Le consiglio di investire in ottiche luminose e buone, partendo da un economico 50 f/1.4, e di non tentare di provare tutte le possibili pellicole esistenti, non imparerà quai niente, meglio concentrarsi su un paio ed usarle sempre. Le consiglio Velvia per il colore, e Ilford HP5 per il bianconero. Il bianconero (e la pellicola negativa in generale) è un discorso a parte, perchè affidarsi totalmente ad un laboratorio significa non imparare niente e rendere vane molte delle aspettative riguardoa fotografia, occorre lavorarlo per conto proprio, almeno lo sviluppo.
Sono stato per forza di cose sintentico, ma spero di essere stato sufficientemente chiaro, se ha altri dubbi o domande non esisti a scrivermi di nuovo, e continui a leggere i miei articoli.
Cordiali saluti.
Andrea Conti
Domanda posta da: Bruno Fabrianesi
Ciao Andrea, … ti scrivo per chiederti consiglio su questo obiettivo (Nikon 50 f/1.8D) visto il prezzo ed il fatto di poter sfruttare le aperture del diaframma fino ad 1.8 mi alletta, invece mio zio (che ce l’ha) mi dice che forse sarebbe meglio un 35 perchè quello ha l’inquadratura troppo stretta….
Inoltre ogni tanto vado a leggere il tuo blog (veramente ben fatto), …
Risposta:
Ciao Bruno, … il 50 1.8 ce l’ho avuto per tanti anni, sia in pellicola 35mm che in digitale formato DX. Se la tua preoccupazione è il “troppo stretto”, non ti preoccupare, dipende tutto da come lo usi. Il 50 lo uso spessissimo, ci lavoro, ci ho fatto anche intere cerimonie, e non l’ho mai trovato troppo stretto per niente … Quello che invece dovresti tenere in considerazione è l’usabilità ad 1.8, perchè il 50-ino va bene solo da f/2-2.8 in poi, a f/1.8 non te lo consiglii proprio. Infatti io ora uso il Nikon 50 f/1.4G AFS. Il 35 f/1.8G va bene anche a tutta apertura, ma chiaramente puoi usarlo solo su DX; se in futuro volessi acquistare una D700 non lo potresti usare …
Andrea Conti
Archivio domande :
Domanda posta da Fabrizio Lodovichetti: ciao Andrea, un paio di settimane fa ho scattato delle foto ad un festival di mongolfiere. quando la mongolfiera prendeva tutto il fotogramma nessun problema ma quando erano in cielo sono cominciati i problemi su come esporre correttamente, ti allego qualche scatto, tu come avresti fatto?

Fotografia di Fabrizio Lodovichetti

Fotografia di Fabrizio Lodovichetti

Fotografia di Fabrizio Lodovichetti
Risposta: Fotografare un soggetto contro uno sfondo molto luminoso (ed in generale, in tutti i casi di forte contrasto della scena ripresa) è difficile, perchè e comporta sempre delle scelte tecniche di compromesso da parte del fotografo che non si affida al mero automatismo della fotocamera. Il cielo, specie se in leggero controluce come in questo caso, è un caso tipico.
Come dice giustamente Fabrizio, finchè si riempie il mirino con il soggetto, in questo caso la mongolfiera, la fotocamera non ha problemi particolari ad esporre, anche perchè il soggetto sarà tipicamente di tono medio. Appena però si allarga inquadrando un’ampia porzione di cielo luminoso, iniziano i problemi. In questo caso la fotocamera tipicamente tenderà a sottoesporre le mongolfiere, per tentare di riportare al tono medio la scena nel suo complesso. Qui entra in gioco un discorso molto simile a quello della “coperta corta”.
Infatti, molte pellicole e molti sensori digitali non riescono a rappresentare compiutamente la gamma della scena ripresa (qualunque esposizione noi scegliamo), scena che invece ai nostri occhi apparirebbe come “fattibile”. Bisogna scegliere. O si espone per le alte luci del cielo (come nel primo scatto), perdendo dettaglio nelle ombre delle mongolfiere. O si espone per le ombre (come nel secondo scatto), conservando i dettagli delle mongolfiere, ma probabilmente andando a perdere alte luci nel cielo. E’ possibile anche tentare un’esposizione di compromesso, intermedia, a volte è quello che un esposimetro Matrix tenta di fare in automatismo. In sede di sviluppo del negativo bisognerà poi tarare il contrasto della scena (anche andando ad aprire ombre troppo chiuse, sempre stando attenti a non esagerare, per non ottenere brutti effetti assai poco naturali, tipo HDR), in modo ottenere il risultato desiderato. In ogni caso, alte luci bruciate o ombre completamente chiuse non contengono alcun dettaglio che si possa ricreare una volta perso.
In questi casi di forte contrasto io tipicamente espongo “per le alte luci del soggetto“. Questo significa che sto attento a non bruciare le alte luci significative del soggetto ripreso, senza curarmi troppo di ciò che del soggetto non fa parte, perchè l’importante è rappresentare correttamente il soggetto ripreso. Io avrei scattato una foto esposta in modo molto simile alla prima. Se però ad es. al posto delle mongolfiere ci fosse stato un gruppo di persone, o una sposa (in situazione di reportage), avrei senz’altro esposto per le persone, senza curarmi troppo dello sfondo, l’importante è rendere bene il soggetto.
In caso di dubbio, e potendolo fare (cosa non sempre possibile nel reportage), prova a scattare tre fotogrammi a distanza di uno stop e poi con calma scegliere quello che meglio rappresenta la tua previsualizzazione. Con il tempo e l’esperienza arriverai al punto di scattare direttamente e subito la foto che vuoi, senza pensare alla tecnica, perchè già la previsualizzi prima dello scatto.
Andrea Conti
Domanda posta da Massimo Costa: Ciao Andrea, sei troppo bravo… Volevo chiederti se si nasconde qualche insidia nell’acquisto di quest’ottica: Tamron 70-200/2.8 Di LD IF Macro. Siccome mi sembra conveniente volevo sapere cosa ne pensi o se hai altro da consigliarmi.
Risposta: Ciao Massimo, grazie per l’apprezzamento. Dietro il Tamron non si nasconde nessuna insidia, è una buona ottica universale. Non raggiunge la qualità del Nikon (io molti anni fa ho preferito comprarmi per un prezzo leggermente superiore, il Nikon 80-200 f/2.8 AFD ED II, usato, e ci lavoro ancora benissimo), ma il prezzo e la luminosità sono ottimi. Dai un’occhiata anche al Sigma 70-200 f/2., che ha quasi la stessa qualità, prezzo superiore, ma offre in più anche il motore ad ultrasuoni (messa a fuoco MOLTO più veloce), se mai ti dovesse servire, e la stabilizzazione.
Andrea Conti
Domanda posta da Lauro Bifari: Buongiorno, complimenti per quanto scrive “intorno” alla fotografia. … Un consiglio: quali libri mi consiglia sulla “visione creativa in fotografia” e sulla fotografia in genere? Grazie e saluti.
Domanda posta da Fabrizio Lodovichetti: Ciao Andrea….seguendo il tuo consiglio e approfittando del mio imminente viaggio a NY (dove con il dollaro favorevole faccio un affare!) pensavo di acquistare un obiettivo a focale fissa ma molto luminoso. Avendo comunque un budget limitato la mia scelta cade su uno dei seguenti obiettivi:
Nikon AF-S 35 mm f/1.8 DX
Nikon AF 50 mm f/1.8
Queste sono le mie considerazioni: il 50 è sicuramente un obiettivo un pò “datato” che sulla mia D300 diventerebbe un 75mm che è una focale un pò strana, quindi forse sarebbe meglio il 35 che diventerebbe un 52mm, però……perchè c’è sempre un però…..se in futuro passassi da un fotocamera DX a una full frame, che succede? Ho trovato una recensione che dice” L’obiettivo Nikkor AF-S DX 35 mm f/1.8G si può comunque usare anche sulle reflex Nikon con sensore FX (a pieno formato 24×36 mm), dove è possibile usare solo la parte centrale del sensore, corrispondente appunto al formato DX”
Che vuol dire?? che focale diventerebbe??? Se rimanesse 35 mm mi chiedo se lo userei…… che dici???
Fabrizio
P.S. a proposito, secondo te il full frame è, come dicono molti fotoamatori, solo una moda, o diventerà lo standard in futuro???
Risposta: Inizio dal tuo quesito finale, solo per dirti che il full-frame in fotografia non è una cosa nuova, o una moda. Il formato “full-frame”, o “FX”, o “24X36″ (dimensioni del sensore, pellicola, in mm) è nato con la Leica nei primi decenni del secolo scorso, ovviamente quando c’era solo la pellicola. E’ sempre stato il formato “standard” della fotografia, il più diffuso ed utilizzato. Al di sopra troviamo (in ordine di grandezza del sensore) il “medio formato” (fotocamere tipo le Hasselblad) ed il “grande formato” (le grandi fotocamere ad obiettivo basculante, che si usano esclusivemente su cavalletto). Ormai esistono sensori digitali di qualità anche in formato 24X36, il che rende possibile utilizzare i vecchi obiettivi che si usavano con la pellicola su corpi digitali (oltre a quelli nuovi, appena usciti).
Il 24X36 ha molti vantaggi, e qualche svantaggio, rispetto al formato DX. Il discorso è lungo, ma riassumendo un pò possiamo dire che il vantaggio principale del 24X36 in digitale è quello di avere una resa assai migliore in luce ambiente debole, quando occorre alzare gli ISO. Lo svantaggio principale è quello del costo (delle ottiche e del corpo macchina) e della perdita alle focali lunghe; ad esempio, un 300 f/2.8 progettato per il formato 24X36 (ovvero una focale ottica di 300mm) costa migliaia di euro, è enorme e pesantissimo; per avere lo stesso ingrandimento del 300 possiamo utilizzare il formato DX con una focale ottica di 200 (per ottenere la focale equivalente su DX devi moltiplicare la focale ottica per 1.5: 200 * 1.5 = 300), che è economica, leggera, piccola e maneggevole, rispetto al 300 di cui sopra.
Il mio consiglio è che se scatti spessissimo ad ISO superiori ad 800-1600 allora conviene passare al 24X36, altrimenti puoi ottenere splendidi risultati anche col formato DX.
Per tornare alle altre domande, il 50 f/1.8 (ce l’ho avuto per tanti anni) è morbido a f/1.8, è utilizzabile a f/2 in luce ambiente, va bene da f/2.8 e da f/4 in poi taglia come un rasoio. Costa pochissimo, perchè non comprarlo? Su formato DX ti diventa un corto tele, ideale per il ritratto ed il reportage, io lavoro costantemente in chiesa con un Nikon 50 f/1.4G AFS su formato DX. Il 35 f/1.8 non ce l’ho, ma so che va bene a tutta apertura, costa poco, quindi, anche in questo caso, perchè non comprarlo? La focale ottica 35 su DX equivale a circa un 50 (devi fare 35 * 1.5), ed è utilissimo per quello che vuoi fare, e forse più “universale” del 50. Se devi prendere un solo obiettivo e rimani sul formato DX, visto che costa veramente poco, ti consiglio il 35 f/1.8. Altrimenti, ti consiglio di acquistare il Nikon 50 f/1.4G AFS,ottimo. Se dovessi passare al formato FX, potrai rivendere il 35 f/1.8 senza perderci troppo, e cmq hai sempre speso poco.
Un vantaggio di utilizzare su formato DX obiettivi progettati per coprire il formato 24X36 è quello di sfruttarne solo la parte centrale; ciò comporta che tutti i difetti ottici visibili ai bordi (aberrazioni ottiche varie, curvatura di campo, perdita di nitidezza, etc … ) magicamente scompaiono. Ti sconsiglio invece di usare un obiettivo DX su una reflex digitale FX, ha poco senso, anche perchè avrai uno scadimento di qualità dovuto al fatto che la macchina, per impedire la vignettatura dei bordi, è costretta a ritagliare una bella porzione di sensore FX, riducendo i MPixel disponibili. Ad esempio, montando un 35 DX sulla Nikon D3 (reflex a formato FX) settata in modalità DX, hai di nuovo circa un 50, ed essa passa da 12 Mpixel a circa 5 MPixel.


Ciao Andrea volevo domandarti una cosa che non mi è molto chiara, sulla D300 deve essere forse la funzione “f7 blocco tempo e diaframma”
-utilizzate questa opzione per bloccare il tempo di posa sul valore selezionato nel scatto a priorità dei tempi o di esposizione manuale o per bloccare il diaframma sul valore selezionato nel modo auto a priorità di tempi o di esposizione manuale.il blocco non e disponibile nel modo di esposizione automatico programmato-
La cosa non mi è chiara se io uso la priorità di tempi, il tempo lo decido io quindi di conseguenza che necessità avrei di bloccarlo? e se invece uso l’esposizione manuale decido sempre io tempo e diaframma giusto? non riesco a capire (può essere un’alternativa a l tasto dell blocco esposizione AE-L/AF-L?)
@ Alessandro fabrizzi:
Ciao Alessandro, corretto, se utilizzi la fotocamera in manuale, decidi tu tempo e diaframma, e non hai necessità di bloccare niente, ovvero il tasto AE-L è ininfluente.
Il blocco in priorità di tempi invece ti serve eccome
, considera che il blocco dell’esposizione automatica è sempre di fondamentale importanza se utilizzi la fotocamera in automatismo. L’automatismo a priorità di tempi funziona allo stesso modo della priorità di diaframma. Ovvero: tu decidi un tempo, e la macchina regola di conseguenza il diaframma (mentre in priorità di diaframma, tu decidi un diaframma e la macchina regola il tempo di conseguenza).
A priorità di tempi il blocco serve a bloccare il DIAFRAMMA su un dato valore (a priorità di diaframmi il blocco serve a bloccare il TEMPO su un dato valore).
Ti faccio un esempio pratico per farti capire: supponi di essere a priorità di tempi ad ISO 200, e di impostare il tempo di 1/250. Se il soggetto si trova in pieno sole la mia fotocamera regolerà il diaframma ad un valore prossimo ad f/16. Supponi ora che il soggetto si sposti quasi del tutto in ombra (solo il volto rimane in pieno sole), la fotocamera in automatismo aprirà il diaframma, ad esempio imposterà f/5.6. Se io scatto senza pensare, il risultato sarà quello di BRUCIARE completamente il volto della persona. Come fare? Dovrò usare il BLOCCO dell’esposizione automatica (pulsante AE-L), ovvero dico alla fotocamera in priorità di tempi di lasciare il diaframma BLOCCATO su f/16, in modo da non bruciare la foto.
Proprio per evitare questi problemi (che fanno perdere tempo) io scatto quasi sempre in manuale.
Se c’è qualcosa che non sono riuscito a spiegarti fammi sapere, un saluto
Andrea.
ok esempio perfetto giustamente come dici tu se non ci stai a pensare bruceresti il volto del soggetto in effetti il tasto blocco AE-AF lo uso molto spesso sulla D80 questa settimana o voluto fare un passo in più e ho preso la D700 e trovo questa funzione sulla mia “f8 blocco tempo diaframma” sarebbe un’alternativa al tasto citato prima giusto? (scusa sono un pò di coccio ma da come avrai capito da i miei commenti mi piace sapere quello che faccio)
Un grazie enorme e 1000 Saluti
Alessandro
@ Alessandro fabrizzi:
Alessandro, dalla lettura del manuale D700 mi risulta che la funzione F8 serve al blocco di sicurezza delle ghiere, ovvero anche spostando la ghiera il valore impostato non cambia. Potrebbe essere un’alternativa al blocco AE-L di cui ti ho parlato prima (blocco il cui funzionaento è regolato dalla funzione F7, sempre da te citata nel primo messaggio), ma ovviamente accade che per cambiare il tempo devi entrare di nuovo nel menu e resettare la funzione; ovvero, hai la sicurezza che le ghiere sono bloccate su un valore, ma devi pagare lo scotto della perdita di tempo nel caso in cui devi cambiare tale valore.
Aahh! ora mi è chiaro blocca le ghiere e di conseguenza blocca il tempo decisamente molto meglio il tasto AE/AL, sai una cosa in effetti(a volte) non lo trovo troppo chiaro come libretto d’istruzione sarà per colpa della traduzione cmq macchina eccellente. ti ringrazio ancora
Ciao Alessandro
ciao Andrea, sono tornato dal mio viaggio a NY con più di 1500 scatti in carniere scattati tutti, seguendo il tuo consiglio, in manuale. Anche se non sono del tutto soddisfatto dei risultati (mancano quelle 2 o 3 foto da incorniciare) devo dire che è stato molto stimolante scattare in manuale grazie anche all’aiuto del digitale che ti permette di vedere immediatamente e corregere il tiro…..
Ciao Fabrizio, mi fa piacere che hai trovato stimolante lo scattare in manuale. Vedrai che con il passare del tempo non ci sarà neanche più bisogno di correggere il tiro, se la luce non cambia. La cosa più importante è “vedere” la luce con gli occhi, ci vuole tempo ed esperienza. Se vuoi, posta una foto di cui sei soddisfatto ed una di cui non lo sei, così la commentiamo insieme.
Ciao.
Andrea.
Ciao Andrea volevo farti una domanda tecnica riguardo alla fotocamera come ti ho fatto capire da un mesetto ho aggiunto al mio corredo una D700 e proprio oggi tornando da un lavoro prendendo la macchina(spenta) dalla spalla inavvertitamente ho schiacciato il pulsante per attivare il pop-up e con stupore ho notato che si è aperto!!! ma come è un difetto o uno scherzo??? perchè sulla D80 se la macchina è spenta posso schiacciare il pulsante all’infinito e giustamente non si apre evitandomi qualsiasi tipo di rottura
volevo chiederti se è una cosa normale se sulla D700 che si apra o devo fare un giro in assistenza? (scusa per il post magari poco inerente con il tuo blog)
Alessandro fabrizzi scrive:
Stai tranquillo, è normalissimo, è un pulsante meccanico e quindi funziona anche senza alimentazione, anche sulla D300 è così.